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Il terrorismo italiano è anche storia di dissidenza, lacerazioni, divisioni, scissioni con un portato di grande spontanesimo.
Quei gruppi che non sono catalogabili nel mare magnum delle grande organizzazioni eversive (soprattutto le Brigate Rosse e Prima Linea), vanno sotto il nome di terrorismo diffuso. Diffuso, in primo luogo, perché spesso si tratta di piccole formazioni che nascono, vivono e muoiono localmente, in realtà circoscritte, su tematiche di lotta di corto respiro: si tratta delle organizzazioni locali che fungono spesso da serbatoio per le organizzazioni maggiori.
Uno dei serbatoi per la nascita del terrorismo diffuso è stato il movimento del ’77: la sua ala dura, quella si riconosce in primo luogo nell’autonomia operaia, si arma, si organizza e si getta a capo fitto lungo una strada senza ritorno. Definiremo queste organizzazioni: Settantasettine.
Ci sono poi organizzazioni armate che traggono le loro origini nella dissoluzione (1973) di Potere Operaio: le chiameremo, per mera comodità, operaiste, anche se con il passare del tempo di operaistico avranno ben poco.
La parcellizzazione dell’azione porta alcune piccole formazioni a specializzarsi. E uno dei terreni di intervento armato sarà la lotta alla droga.
Da questa improvvisata catalogazione restano fuori due tipi di organizzazione armata: quella che si richiama al filone anarco-libertario e quella che svolge un ruolo di puro fiancheggiamento alle BR.
Nelle miriade di sigle che contraddistinguono la slavina del terrorismo diffuso alcune sono soltanto sigle usate per firmare volantini di rivendicazione, sigle aggreganti, magari, per il compimento di una o due azioni. Di loro non abbiamo tenuto conto. Anche se ne parleremo in altra sede.

LE FORMAZIONI LOCALI

LE FORMAZIONI OPERAIST

LE FORMAZIONI SETTANTASETTINE

PER LA LOTTA ALLA DROG

LE FORMAZIONI ANARCO-LIBERTARIE

LE FORMAZIONI DI FIANCHEGGIAMENTO ALLE BR

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